SARA LO PRESTI

Abbiamo voluto dedicare una pagina a Sara, per ricordarci sempre che quello che pensavamo non potesse mai accadere, accade fin troppo facilmente ed inspiegabilmente e che spesso talmente tanto più grande di noi da risultare insopportabile.
Sara Lo Presti era una bambina del 1989 morta a tredici anni nel giugno 2003 in un modo veloce e spietato che soltanto i medici sanno pronunciare in modo corretto, in un modo così spietato che nemmeno l’ospedale e le cure hanno potuto salvare; una tragedia grande grandissima che ha colpito la famiglia, la nostra società e tutti coloro che la conoscevano; sappiamo che purtroppo grazie anche alla stupidità dell’essere umano, muoiono ogni giorno migliaia di persone soprattutto bambini, ma siccome la cosa non ci riguarda da vicino ci sembra di vedere un film, ci sembra tutto ovattato, come se non fosse vero; invece Sara ci toccava da molto vicino. Ha giocato al San Raffaele per diverso tempo ed è sempre stata una “fomentatrice”, aveva sempre la battuta pronta raramente l’ultima non era la sua, sempre sorridente e allegra e anche quando teneva il broncio per qualcosa sembrava lo facesse quasi per finta, quasi a dire adesso ti metto il muso così ti faccio vedere io. Ce l’ ho ancora negli occhi quando accompagnata da Attilio piomba per la prima volta in palestra, con i capelli biondi corti e una faccia da schiaffi che la metà bastava; la rivedo ancora oggi mentre fa i compiti aiutata da Amedeo nell’ufficio di Colle La Salle perchè forse studiare in quel momento non era proprio la sua passione prioritaria la vedo ancora al torneo di Pesaro giocare con le sue compagne sotto un sole da infarto dura e determinata come se fosse una navigata giocatrice di A1 e poi piangere a tavola perchè non vuole proprio mangiare la verdura. E poi la vedo sempre con quella camminata mascolina, i pantaloni larghi ed il cellulare perennemente attaccato alla mano che si avvia verso gli spogliatoi.
Non potrò mai dimenticare il viso di Amedeo quando è arrivata quella terribile notizia e non potrà mai dimenticare tutte le persone che l’ hanno salutata l’ultima volta e la sua maglietta n.6.
Sara era bellissima, una bellissima bambina che sarebbe stata una bellissima donna e che adesso, per chi ci crede, starà facendo la sua figura lì dove sta. Noi possiamo solo ricordarla e continuare ad amarla ancora. Ed è quello che faremo.

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